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Amore e critiche vanno d’accordo?

Spesso feriscono, a volte imbarazzano, in molti casi diventano motivo di litigio. Le critiche possono minacciare l'armonia all'interno di una coppia, soprattutto quando non vengono espresse nel modo giusto o non si è in grado di riceverle

Amore e critiche vanno d'accordo?

Si sa: le parole pesano come macigni. Ma è altrettanto vero che si può imparare a formulare critiche efficaci ma non offensive, e ad accettarle senza sentirsi umiliati. “Se crediamo che qualsiasi osservazione mossa dal partner sia un attacco personale, rinunciamo a un’eventuale possibilità di migliorarci e di capire cosa lo infastidisce. Ma non è nemmeno il caso di dare troppo peso a tutte le critiche. Perché preservare il proprio punto di vista serve ad affermare la propria identità”, spiega la psicoterapeuta Paola Scalari.

Distruttive o… costruttive?

Come regolarsi allora? Di fronte a una critica del partner, è bene domandarsi prima di tutto se si tratta di una polemica sterile o di un valido spunto per mettersi in discussione e smussare, per esempio, certi aspetti del proprio carattere. La critica, insomma, può essere vissuta anche come un’occasione per migliorarsi e di conseguenza per perfezionare l’intesa con il partner. “Certo, molto dipende dal clima emotivo che si è instaurato nella coppia. Se le discussioni sono all’ordine del giorno e tra lui e lei c’è un continuo braccio di ferro, è naturale che una critica venga avvertita come denigratoria e non costruttiva. Se invece i due vanno d’accordo e c’è il desiderio di portare avanti un progetto di coppia, un’osservazione, anche se in un primo momento fa male, può rivelarsi un motivo di riflessione e di crescita. “Il che non esclude che da quella critica possa nascere un litigio”, precisa la psicologa. “Ma se poi si riesce a raggiungere un compromesso e ci si riavvicina, allora la critica sarà stata utile”.

Ma come si distingue una critica “a fin di bene” da una sollevata solo per ferire l’altro? “Se l’osservazione viene espressa in modo umiliante, con giudizi di valore sulla persona e non con un appunto su un suo specifico atteggiamento, allora la critica è fine a se stessa e non è un aiuto né per chi la riceve né per la coppia”, risponde la psicoterapeuta. Si crea, anzi, una dolorosa frattura perché chi esprime il giudizio si pone su un altro piano, come colui che ha la verità in tasca. Per esempio, dire al compagno: “Sei il solito immaturo ed egoista”, è una critica distruttiva, formulata male, che non produce cambiamenti positivi. Dire invece: “Quando ti comporti così mi fai sentire sola e ho paura che per te non sia importante stare con me”, sposta la critica su un tono non accusatorio ma di empatia, di vicinanza con l’altro. Si fa cioè capire al partner che, pur non essendo contenti del suo comportamento, si desidera la sua considerazione, il suo affetto. E gli si esprimono i propri sentimenti.

C’è anche chi non le accetta

C’è poi un altro aspetto di cui tenere conto: la reazione di ciascuno di noi alle critiche dipende molto dal vissuto personale e dal grado di autostima. “In genere, quanto più il partner mantiene i nervi saldi e si mostra disposto a ragionare, nonostante sia rimasto ferito, tanto più ha una buona immagine di sé. Se invece reagisce con rabbia o, peggio ancora, con il silenzio, vuol dire che si sente molto vulnerabile. L’esigenza di chiudersi in se stessi segnala infatti il tentativo di tenere insieme i pezzi della propria identità che è andata in frantumi per la critica ricevuta”, dice la psicologa. Il pericolo, quando il partner non accetta le nostre osservazioni, è di rinunciare a esprimergli ciò che pensiamo per evitare bronci e litigi. “È questa la vera minaccia per la coppia”, aggiunge la dottoressa Scalari. “Perché non è la finta quiete che fa crescere il rapporto ma il confronto leale e persino la capacità di affontare le discussioni. Solo così, infatti, ci si può conoscere fino in fondo e riuscire a trovare di volta in volta una mediazione”.

Criticarsi è una faccenda privata

Per essere efficace, una critica deve essere espressa con calma e obiettività, senza cadere nelle recriminazioni. E deve essere fatta a tu per tu. “Talvolta, invece, lui o lei hanno l’abitudine di rivolgere osservazioni negative davanti a familiari o amici. È un errore, che oltretutto rivela una certa immaturità. In questo modo, infatti, chi critica il compagno è come se lo considerasse un rivale e cercasse l’alleanza e la complicità degli altri. È un modo per dire: io sono il buono e lui il cattivo. “Cercare l’approvazione altrui è un atteggiamento che rimanda all’infanzia, quando negli episodi di rivalità con i propri fratelli si desiderava il consenso dei genitori”, spiega la psicologa. Ecco perché la critica formulata in pubblico infastidisce ancora di più il partner: una coppia matura deve essere in grado di affrontare le proprie divergenze in separata sede. Ed è inutile far passare una critica per una battuta di spirito fatta in compagnia, perché il più delle volte l’ironia altro non è che aggressività mascherata.

Meglio essere tempestivi

Succede spesso, in un rapporto di coppia, che per evitare discussioni si preferisca tacere o si rimandi un chiarimento. “Invece la critica più efficace è quella tempestiva, che viene fatta nel momento stesso in cui si verifica il comportamento che ferisce o dà fastidio”, osserva Paola Scalari. Bisogna cercare però di non assumere un tono accusatorio, ma di attenersi ai fatti, seguendo la tecnica del feedback, cioè dello specchio. Per farlo basta limitarsi a indicare il comportamento che si ritiene sbagliato, senza affibbiare etichette, né fare la morale o mettere in ridicolo l’altro. E soprattutto ci si deve sforzare di trasmettere informazioni concrete e utili a migliorare un certo atteggiamento: “Mi è dispiaciuto che tu non mi abbia coinvolto nella tua decisione. Parlarne insieme ci avrebbe fatto sentire più uniti”.

 

di Laura D’Orsi

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